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Piscina senza cloro: alternative per la disinfezione

Quando si parla di disinfezione dell’acqua della piscina è senz’altro il cloro il prodotto più conosciuto. Se pur sicuro e semplice da usare non tutti sono favorevoli all’utilizzo di questo chimico che, in dosi eccessive, può provocare irritazioni a pelle e occhi, per non parlare dell’odore pungente che tutti associamo a questo prodotto.

Se siete tra quelli che vorrebbero una piscina senza cloro, sappiate che le alternative sono molteplici e oggi le vedremo nel dettaglio.

Un sistema di disinfezione efficace è fondamentale al fine di rendere l’acqua della piscina sicura e priva di rischi, in modo da eliminare i microorganismi e le sostenze che potrebbero nuocere alla salute dei bagnanti.

Disinfettare l’acqua è un’operazione necessaria indipendentemente dal tipo di filtrazione adottato. Questo infatti elimina solo le particelle in sospensione, mentre la maggior parte dei microorganismi, quali virus e batteri, non viene rimossa. Il trattamento chimico, invece, interviene proprio per eliminare sia i microorganismi, sia le altre sostanze che potrebbero nuocere alla salute dei bagnanti.

Cosa e come scegliere?

Ci sono 4 fattori fondamentali da tenere in considerazione durante la scelta del trattamento di disinfezione per l’acqua della propria piscina:

  1. velocità di azione del sistema disinfettante
  2. spettro di azione più ampio posibile sulle varie specie microorganiche
  3. capacità ossidante
  4. assenza di tossicità per i bagnanti

Ipoclorito di sodio

L’ipoclorito di sodio viene utilizzato sin dal 1960, soprattutto nelle piscine pubbliche, ed è uno dei prodotti maggiormente conosciuti e diffusi per la disinfezione dell’acqua. Disponibile in forma liquida con concentrazioni di circa 14-15%, è comunemente venduto in taniche da circa 20 litri: è quindi ingombrante e richiede un apposito spazio per l’immagazzinamento. È raccomandato l’impiego di un sistema di dosaggio automatico, ad esempio pompe dosatrici peristaltiche o elettromagnetiche, poichè, non contenendo acido isocianurico come stabilizzante, l’ipoclorito di sodio tende ad aumentare il valore del pH, richiedendo di conseguenza una maggiore quantità di acido per riportarlo ai valori ottimali.

Pro Contro
  • Rapidità d’azione.
  • Costo contenuto.
  • È efficace contro i principali batteri.
  • Agisce come ossidante ed elimina le sostanze organiche non filtranti.
  • Ingombrante.
  • Richiede l’impiego di un sistema di dosaggio automatico.
  • Aumenta la salinità dell’acqua.
  • Causa la precipitazione di sali, provocando antiestetiche incrostazioni.
Scopri i disinfettanti alternativi per il trattamento dell’acqua

Ipoclorito di calcio

L’ipoclorito di calcio contiene solitamente il 65% di cloro disponibile, ma alcuni prodotti arrivavano anche al 70-80%, ed è venduto sotto forma di pastiglie che rilasciano il cloro in 5/6 ore, con appositi dosatori o in forma granulare. Sul mercato è presente anche il formato in pastiglie stick da 300 grammi a lenta dissoluzione che vanno inserite negli skimmers ogni 2/3 giorni circa. L’ipoclorito di calcio permette di fare trattamenti shock o superclorazioni nei casi in cui si riveli indispensabile una clarificazione dell’acqua in tempi brevi. A differenza del cloro liquido, che decade nel tempo come cloro attivo, questo disinfettante garantisce maggiore stabilità nel tempo.

Pro Contro
  • Permette di fare trattamenti shock o superclorazioni.
  • Elimina rapidamente le alghe delle pareti della vasca.
  • Garantisce stabilità nel tempo.
  • Ha un volume di ingombro ridotto (10 volte inferiore al cloro liquido).
  • Non aumenta i valori di acido isocianurico (riducendo i costi legati al ricambio dell’acqua).
  • Garantisce una maggiore stabilità dei valori di pH.
  • Costo al chilo leggermente più alto del cloro liquido.

 

Elettrolisi al sale

Il cloro può essere prodotto anche in loco tramite il sistema elettrolitico a sale: partendo da una quantità irrisoria di normale salgemma, pari a circa 4/5 grammi per litro, è infatti possibile ottenere disinfettante nella quantità e nei tempi richiesti a una disinfezione appropriata (ad esempio una piscina da 70 m³ richiederà circa 350 kg di sale). Un apposito indicatore di salinità segnala la dose di sale da aggiungere, il quale deve essere reintegrato solamente in parte: al termine del processo di elettrolisi, infatti, non consuma sale, ma una quantità minima di acqua. Una piscina outdoor, delle dimensioni indicate in precedenza, consumerà approssimativamente 35 kg di sale all’anno, ovvero circa il 10% della quantità iniziale.

Alcuni sistemi di elettrolisi, all’interno della scatola di alimentazione contengono anche dei dispositivi per il controllo del pH, oltre che del potenziale ossidante e, di conseguenza, della quantità desiderata di cloro attivo. In questo modo si potrà evitare, almeno in parte, il controllo manuale di questi parametri. Tutti questi dispositivi arrestano / avviano in automatico la produzione di agente disinfettante quando viene raggiunta la soglia di pH rispettiva (il funzionamento risulterà ottimale con un livello di pH pari a 7.2).

Pro Contro
  • Permette di produrre il cloro in loco, riducendo così sensibilmente i costi derivanti dal suo acquisto.
  • I dispositivi auomatici arrestano e avviano la produzione di disinfettante secondo le necessità
  • Costo iniziale del dispoistivo alto, che varia anche a seconda delle dimensioni della piscina.

Per approfondire l’argomento:

L’elettrolisi per la disinfezione della piscina

Disinfezione con il bromo

Il bromo è un disinfettante più potente se comparato con il cloro, ma è anche un prodotto organico non stabilizzato che, pur costando circa 5 volte più del cloro possiede un’azione ossidante minore che non riesce ad arginare del tutto la crescita di sostanze organiche nell’acqua, le quali diventano fonte di sostentamento per alghe e batteri: è consigliabile, qundi, alternare la disinfezione con il bromo a periodi di impiego del cloro, limitanto in questo modo la formazione di microorganismi dannosi. Il bromo viene venduto sotto forma di pastiglioni di bromo-cloro-dimetildantoina e viene comunemente usato tramite dosatori a lambimento per disinfettare e ossidare l’acqua delle piscine e delle spa (la sua azione, infatti, resta efficace anche ad alte temperature).

Pro Contro
  • Disinfettante più potente del cloro.
  • È facile da maneggiare.
  • Non produce esalazioni gassose ed è meno volatile del cloro (soprattutto ad alte temperature).
  • Si scioglie lentamente (ha una solubilità in acqua pari a circa 1,5 g/l).
  • Garantisce una buona disinfezione anche a pH alti.
  • Prodotto organico non stabilizzato.
  • Azione ossidante minore del cloro: meno efficace nell’arginare la crescita di sostenze organiche.
  • Costa circa 5 volte più del cloro.
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Disinfezione con ossigeno

Il sistema monopersolfato di potassio (ossigeno) e poliquaternario di ammonio (disinfettante) ha visto la sua diffusione in seguito alla ricerca di sistemi alternativi alla clorazione, in grado di soddisfare le tre esigenze fondamentali del trattamento dell’acqua in piscina, ovvero l’ossidazione delle sostanze organiche, l’effetto disinfettante rapido e la sicurezza per tutti i bagnanti. Il persolfato è un energico ossidante e il valore Redox (la tendenza di un elemento chimico ad acquisire elettroni) è appena inferiore a quello del cloro, anche se a concentrazioni più alte (20 ppm). Il poliquaternario, oltre alla funzione germicida, ne apporta anche una antialga e flocculante, garantendo in questo modo un’azione disinfettante. Per compensare il consumo e i ricambi di acqua necessari devono essere utilizzati appositi kit e test, necessari a tenere controllati e monitorati i valori dei due prodotti.

Pro Contro
  • Ha funzione ossidante, germicida, antialga e flocculante.
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Le piante per la depurazione dell’acqua

Una menzione va fatta anche delle piscine biologiche, nelle quali il processo di depurazione dell’acqua viene affidato alle mani della natura: entrano, infatti, in gioco la biofiltrazione e le piante acquatiche, lasciando da parte i prodotti chimici.

In una biopiscina possono essere indiviaduate tre sezioni:

  1. la zona balneabile, priva di piante,
  2. le aree spondali periferiche per la rigenerazione dell’acqua e per la messa a dimora delle piante acquatiche,
  3. la sorgente con un ruscello di collegamento.

Le piante acquatiche, da scegliere accuratamente sulla base del clima in cui è stata inserita la biopiscina, rivestono il ruolo più importante nella depurazione dell’acqua per la maggior parte delle piscine biologiche, seguite dal sistema per la depurazione meccanica e una pompa per il circuito chiuso dell’acqua. Tutto l’impianto funziona a circuito chiuso, permettendo di conseguenza un notevole risparmio nel consumo di acqua potabile.

Ultimamente si stanno diffondendo anche soluzioni in cui la vegetazione è assente, o ricopre un ruolo secondario: si tratta della biofiltrazione potenziata, per la quale non viene fatto uso della fotosintesi.

 

Come vedete una piscina senza cloro è possibile. Cosa ne pensate di questi sistemi alternativi di disinfezione?

A proposito di Luca B.

Grazie al mio lavoro e al confronto con numerosi clienti ho acquisito una grande esperienza riguardo al funzionamento di prodotti chimici utilizzati per i trattamenti e la pulizia dell'acqua delle piscine.

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